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Athanor · Dalla biblioteca · soglia libera Riferimento

Dell'uomo nobile

Meister Eckhart


Il Dell'uomo nobile (Von dem edeln Menschen, 1313-1314 circa) è uno dei due trattati tedeschi maggiori di Meister Eckhart, la mente speculativa più acuta del misticismo cristiano medievale, e la più controversa: morì nel 1328 sotto processo per eresia. È un testo fondamentale del percorso «Il misticismo cristiano», e uno dei più accessibili di un autore che non lo è quasi mai. Questa pagina raccoglie il lavoro del curatore sul libro, non il libro.

Di cosa tratta

Eckhart (1260-1328) fu un frate domenicano tedesco, teologo, filosofo e mistico. I suoi sermoni e trattati in tedesco volgare, invece che in latino accademico, lo resero accessibile a un pubblico vastissimo (monache, artigiani, laici) e alimentarono un movimento spirituale di straordinaria intensità nella Renania del XIV secolo. L'anno dopo la sua morte, papa Giovanni XXII condannò 28 delle sue proposizioni come ereticali o pericolose. Eckhart non si era difeso con un'abiura: disse che aveva sempre inteso insegnare la verità, e che se alcune sue parole fossero state male intese, le ritirava. La sua ortodossia è ancora dibattuta. Ma il suo fascino non è storico: è la radicalità di ciò che dice, e la precisione con cui lo dice.

Il trattato è breve, poche decine di pagine, e prende le mosse da un versetto del Vangelo di Luca (19,12): «Un uomo nobile andò in un paese lontano per ricevere un regno e tornare». Eckhart usa questo versetto come struttura allegorica per descrivere il percorso spirituale: l'uomo nobile è l'anima che riconosce la propria origine divina, si separa dall'attaccamento alle cose create, e ritorna al Dio da cui è venuta.

Prima parte, il seme divino: ogni essere umano ha in sé una «scintilla» (Fünklein), un punto dell'anima che non è mai separato da Dio, che non è toccato dal peccato né dalla creatura, che rimane eternamente nell'unione con il divino. Eckhart chiama questo punto anche Seelengrund (fondo dell'anima), Seelenburg (castello dell'anima), Synteresis (termine scolastico per la parte più alta della coscienza morale).

Seconda parte, l'uomo esteriore e l'uomo interiore: ogni essere umano è simultaneamente «uomo esteriore» (l'io empirico, che si identifica con il corpo, le emozioni, i pensieri, i desideri) e «uomo interiore» (il nucleo dell'anima, la scintilla divina). Il percorso spirituale è il progressivo spostamento del centro di gravità dall'uno all'altro: non la soppressione dell'uomo esteriore, ma il suo subordinarsi all'interiore.

Terza parte, i sei gradi: Eckhart descrive sei stadi del percorso verso l'uomo nobile, dalla vita virtuosa di base fino all'unione piena con Dio, in uno schema che ricorda i sette livelli del Castello interiore di Teresa d'Avila (scritto due secoli dopo, probabilmente sotto influenza eckhartiana).

I temi

Seelengrund, il fondo dell'anima

Il concetto più originale e più controverso di Eckhart. Ogni anima ha un «fondo», un punto che non è toccato dal tempo, dal peccato, dalle creature, nemmeno dalle persone della Trinità nella loro distinzione. In questo fondo l'anima non è «vicina» a Dio: è Dio, nella sua unità più profonda, prima di ogni distinzione. È l'affermazione che causò la condanna. Eckhart non diceva che l'anima diventa Dio attraverso un processo; diceva che l'anima è Dio nel suo fondo più profondo, che questo è sempre stato vero, e che il percorso spirituale è il riconoscimento di questa verità, non la sua produzione. Il fondo dell'anima (Seelengrund) e il fondo di Dio (Gottesgrund) sono, per Eckhart, la stessa cosa; e a differenza di quanto accade nelle tradizioni orientali, quel fondo non è il Brahman impersonale dell'Advaita Vedanta, ma il Dio trinitario cristiano, prima della distinzione delle Persone.

Abgeschiedenheit, il distacco

Il termine tecnico per la disposizione richiesta dal percorso. Tradotto spesso come «distacco» o «abbandono», ma con un significato specifico che non è né indifferenza né ascetismo: la libertà da qualsiasi attaccamento che impedisca all'anima di essere pienamente disponibile a Dio. Non l'indifferenza verso le cose, che sarebbe una forma di disprezzo: la libertà interiore che permette di avere le cose senza essere avuti da esse. In un testo Eckhart afferma che l'Abgeschiedenheit è superiore all'amore, scandalo per la tradizione cristiana che mette l'amore al centro. La sua spiegazione: l'amore ordinario include ancora una relazione tra due termini, amante e amato; il distacco è lo stato in cui questa dualità si dissolve nell'unità.

«Il distacco totale sta al di sopra dell'amore. L'amore mi costringe ad amare Dio; il distacco mi costringe a non amare nulla che non sia Dio.»

Meister Eckhart, Dell'uomo nobile

Le corrispondenze che la scheda del curatore registra con il non-attaccamento (vairagya) delle Upanishad, con il fana' sufi e con il nirvana buddhista sono convergenze strutturali: forme parallele in tradizioni che non si sono mai incontrate.

La nascita del Figlio nell'anima

Il terzo concetto centrale, e il più specificamente cristiano. Eckhart afferma che la «nascita eterna del Figlio», il fatto che il Padre generi eternamente il Figlio nella Trinità, non è un evento passato e lontano: accade eternamente, e deve accadere nell'anima di ogni essere umano. Questa nascita non è metafora: è il punto di giuntura tra il tempo e l'eternità, tra la singola anima e il processo trinitario divino. Chi sperimenta questa nascita nell'anima non sta «assistendo» a qualcosa: è quella nascita.

Come si legge

Lentissimamente. Il Dell'uomo nobile è breve, si legge in meno di un'ora. Ma ogni frase merita meditazione. La Lectio Divina è il metodo ideale: una pagina per sessione, poi silenzio.

Senza cercare di «capire» logicamente. Eckhart usa il paradosso deliberatamente, non come oscurantismo ma come strumento per forzare la mente oltre le sue categorie ordinarie. «L'occhio attraverso cui vedo Dio è lo stesso occhio attraverso cui Dio mi vede» non è un'equazione da risolvere: è una freccia che indica oltre se stessa.

In parallelo con le Upanishad. Il confronto illumina entrambi: le Upanishad rendono evidente che Eckhart sta descrivendo qualcosa di universalmente verificabile; Eckhart rende evidente che le Upanishad hanno un equivalente nel cuore della tradizione cristiana.

Dove porta, dentro la biblioteca

Il curatore distingue qui tre ordini di collegamenti: la tradizione diretta, i paralleli non cristiani, l'influenza storica.

Tradizione diretta

Giovanni della Croce, La notte oscura (vedi anche): il percorso di purificazione di Giovanni è la via pratica verso il Seelengrund di Eckhart. Eckhart descrive il territorio; Giovanni descrive come arrivarci.

La nube della non conoscenza (vedi anche): testo contemporaneo a Eckhart (XIV secolo, anonimo inglese) che sviluppa lo stesso filone apofatico, conoscere Dio attraverso il non-conoscere. Meno speculativo di Eckhart, più pratico.

Dionigi Areopagita, Teologia mistica (vedi anche): la fonte diretta dell'apofatismo di Eckhart. Ciò che Dionigi chiama il Dio al di là di ogni predicato, Eckhart lo chiama Gottesgrund, fondo divino.

Paralleli non cristiani

Upanishad (convergenza strutturale): al Seelengrund corrisponde l'Atman, al Gottesgrund il Brahman; la formula eckhartiana «il fondo dell'anima è il fondo di Dio» e il Tat tvam asi («Quello sei tu») si rispondono. Due tradizioni che non si sono mai incontrate, una stessa forma.

Sufismo (Attar, Il verbo degli uccelli) (specchio): la dissoluzione del sé nel divino (fana') ha la stessa struttura dell'Abgeschiedenheit di Eckhart, ma con il registro emotivo dell'amore sufi al posto del registro speculativo tedesco.

Scaligero, Trattato del pensiero vivente (specchio): il Seelengrund di Eckhart come luogo dove il pensiero vivente di Scaligero abita. Il silenzio attivo di Scaligero e il distacco di Eckhart descrivono la stessa qualità, da angolazioni diverse.

Influenza storica

Böhme, Aurora nascente: Böhme aveva letto Eckhart e ne è profondamente influenzato. L'Ungrund böhmiano è una radicalizzazione del Gottesgrund eckhartiano, portato al di là della Trinità stessa.

Steiner: Steiner cita Eckhart più volte come precursore; in particolare la nascita del Figlio nell'anima come anticipazione della via di sviluppo spirituale che l'Antroposofia sistematizza.

Le domande che lascia aperte

Eckhart fu condannato per aver detto che il fondo dell'anima è identico al fondo di Dio. Giovanni della Croce dice qualcosa di simile (l'unione trasformativa) e non fu condannato: perché? La differenza è nel linguaggio o nella sostanza?

Il distacco eckhartiano include il distacco dal desiderio di Dio: persino la preghiera, intesa come richiesta a Dio, diventa un ostacolo. Come si vive questa posizione praticamente, in una vita religiosa o spirituale attiva?

«L'anima che vuole ricevere Dio deve essere libera di tutto, anche dal desiderio di Dio. Perché anche il desiderio crea distanza.»

Meister Eckhart, Dell'uomo nobile

E ancora: se il Seelengrund è sempre già unito a Dio, se questa unità è la struttura ontologica permanente dell'anima, perché non la sperimentiamo? Cosa la oscura? E cosa significa «sperimentare» qualcosa che è sempre stato vero?

L'edizione Adelphi, a cura di Marco Vannini. Il volume raccoglie quattro trattati, non solo quello del titolo.
Le voci di questa pagina nel lessico: Gelassenheit · Abgeschiedenheit · Seelengrund · Scintilla dell'anima · Nascita del Verbo
Il percorso di appartenenza

Il Dell'uomo nobile è il secondo dei quattro libri del percorso «Il misticismo cristiano», in «I primi libri». Il modo di leggere che chiede è descritto in «Lo studio meditativo».

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