Una pratica operativa della biblioteca, pubblicata a soglia libera: è il metodo con cui, dentro il percorso, si leggono i testi di studio profondo. La home lo dice in una riga, «i testi non si finiscono, si abitano»; questa pagina dice come, concretamente.
La maggior parte dei testi di questa biblioteca non si capisce leggendoli come si legge un romanzo o un saggio ordinario. Il Trattato del Pensiero Vivente di Scaligero, le Enneadi di Plotino, la Scienza Occulta di Steiner, la Teologia Mistica di Dionigi, Il Tempio dell'Uomo di Schwaller: questi testi resistono alla lettura veloce non perché siano oscuri per oscurità, ma perché il loro contenuto richiede un tipo di attenzione diversa da quella abitudinaria.
La differenza: nella lettura ordinaria si processa il testo dall'esterno, si raccoglie informazione, si valuta, si accetta o si rifiuta. Nella lettura meditativa si entra nel testo dall'interno: si lascia che il testo agisca sul pensiero del lettore, non solo sul suo contenuto.
Scaligero lo dice esplicitamente: i suoi testi non si «capiscono», si «incontrano». La comprensione viene dalla pratica, non dalla lettura. La lettura è l'accesso, non la meta.
Prima di aprire il testo: sedersi. Chiudere gli occhi. Fare tre respiri profondi, non per rilassarsi ma per portare l'attenzione nel momento presente. Lasciare che i pensieri residui della giornata si depositino.
Poi formulare un'intenzione esplicita:
Leggo questo testo non per raccogliere informazioni ma per incontrare qualcosa. Sono disponibile a essere cambiato da ciò che incontro.
Questa intenzione non è rituale vuoto: è una direzione dell'attenzione che cambia il modo in cui il testo viene ricevuto.
Regola fondamentale: non leggere più di una o due pagine per sessione dei testi di studio profondo. Questa non è esagerazione: è il metodo. Scaligero stesso raccomanda di non procedere oltre quando si incontra resistenza o oscurità: è lì che il lavoro reale avviene.
Come procedere. Leggi una frase o un paragrafo. Poi fermati. Non passare alla frase successiva finché quella attuale non è stata vissuta: non solo compresa logicamente, ma ricevuta. Come si nota la differenza? Quando la frase «entra», c'è spesso una piccola pausa interiore: qualcosa si ferma, qualcosa si apre leggermente.
Se una frase è oscura: non cercare di spiegarla logicamente. Tienila nell'attenzione come si tiene un oggetto in mano: girala, guardala da lati diversi, lascia che l'oscurità stessa riveli qualcosa. Spesso dopo qualche minuto la frase comincia ad aprirsi senza che si sia «capito» nulla nel senso ordinario.
Se una frase è chiara: non procedere immediatamente. Lascia che la chiarezza si approfondisca. La comprensione immediata è spesso superficiale: sotto di essa c'è un livello più ricco che emerge solo se si rimane.
Segni che la lettura è diventata meditativa:
Dopo la lettura: chiudere il libro. Non aprirlo di nuovo. Sedere in silenzio.
Lasciare che ciò che è stato letto si assimili. Non pensarci attivamente, non elaborare, non costruire connessioni. Semplicemente stare con ciò che il testo ha lasciato. Come dopo un buon pasto: non si analizza il cibo mentre lo si digerisce.
Questo momento di silenzio è la parte più spesso saltata, e la più importante. È il momento in cui la lettura diventa esperienza.
Dopo il silenzio: scrivere nel diario di studio. Non un riassunto del testo, ma la propria risposta al testo:
Questa annotazione non deve essere lunga, bastano anche tre righe. È il cristallizzarsi dell'incontro con il testo.
La difficoltà principale: Scaligero non argomenta, descrive. Descrive un'esperienza del pensiero che il lettore deve avere per capire. Se la descrizione sembra vuota, è perché l'esperienza corrispondente manca. La risposta non è leggere di più: è meditare di più, e poi rileggere.
Metodo specifico: leggere un paragrafo, poi tentare di vivere ciò che Scaligero descrive nella meditazione mattutina. Poi rileggere lo stesso paragrafo. Spesso cambia completamente.
La difficoltà principale: Plotino presuppone la filosofia platonica come sfondo, e scrive in modo circolare, tornando sullo stesso punto da angolazioni diverse. Non linearizzare: non cercare di costruire un argomento a partire dai capitoli. Ogni trattato è un'unità.
Metodo specifico: leggere il trattato dall'inizio alla fine in una sessione (i trattati brevi), poi tornare alla prima frase e rileggere. La seconda lettura è sempre più ricca.
La difficoltà principale: la cosmologia steineriana è vasta e richiede di tenere in mente strutture complesse. Il rischio è la lettura enciclopedica: raccogliere informazioni sulla cosmologia senza che questa diventi reale.
Metodo specifico: dopo ogni sezione importante, fermarsi e chiedere: «questo che Steiner descrive, dove lo riconosco nella mia esperienza, anche in forma embrionale?». Steiner stesso dice che la Scienza Occulta deve essere letta come si legge un testo musicale: non si capisce suonandone mentalmente le note una alla volta, ma quando la melodia emerge come totalità.
La difficoltà principale: è talmente breve che si è tentati di passarci sopra in fretta. È il testo che più richiede lentezza.
Metodo specifico: una frase per sessione. Non una pagina: una frase. E poi silenzio.
La difficoltà principale: la densità dell'apparato tecnico. Schwaller porta misure, proporzioni, calcoli geometrici.
Metodo specifico: tenere carta e matita. Disegnare le proporzioni mentre le si legge, non per memorizzarle ma per incarnarle. La geometria sacra si capisce facendola, non leggendo di essa.
Lo studio meditativo non si pratica quotidianamente come la meditazione. Richiede uno stato di relativa freschezza mentale.
Ideale: due o tre sessioni settimanali dedicate al testo di studio profondo del trimestre. Le altre letture, i testi paralleli e i testi di riferimento, possono essere lette in modo più normale; ma mai di fretta.
Il pericolo maggiore nella lettura dei testi esoterici è credere di aver capito prima di aver incontrato davvero. La comprensione intellettuale è facile: basta acquisire la terminologia e costruire una struttura concettuale coerente. Ma questa comprensione lascia il testo fuori di sé: non trasforma nulla.
Il segno che si sta leggendo veramente: il testo diventa sempre più misterioso man mano che si va avanti, non più semplice. Se dopo tre mesi di lettura del Trattato del Pensiero Vivente si sente di capirlo meglio di quando si è iniziato: bene. Se si sente di capirlo completamente: qualcosa non va.
Questo metodo si allena, non si legge. L'Anno Zero, gratuito, fa provare il ritmo che questa pratica presuppone. E il saggio «L'attenzione come via» racconta la disposizione da cui tutto parte.
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